venerdì 9 gennaio 2015

La psicologia di Cesare

La curiosità verso il mondo e l'attenzione ai comportamenti altrui sono elementi della personalità di Cesare che emergono dalle innumerevoli biografie che lo riguardano, così come il suo acume, grazie al quale scoprì il punto debole dei giovani ufficiali della cavalleria di Pompeo. Nel 48 a.C. si svolse a Farsalo (Tessaglia) la battaglia decisiva tra Pompeo e Cesare. Nello schieramento cesariano, disposto su tre file, Antonio era a sinistra, Domizio Calvino al centro e Cesare a destra. Spesso la battaglia iniziava con la cavalleria avversaria che attaccava una delle due ali per poi sfondare al centro, perciò Cesare, sapendo di essere il bersaglio principale, fece nascondere dietro la sua legione (la X) altre sei coorti (3600 soldati). Cesare, che non era solo un abile stratega ma anche un profondo conoscitore del genere umano, notò come i cavalieri di Pompeo, giovani e promettenti militari provenienti dall'aristocrazia romana, fossero molto attenti al loro aspetto e alla cura dell'abbigliamento. 

Lo storico greco Plutarco (45-120 d.C.) raccontò come la vanità dei cavalieri pompeiani fu sfruttata da Cesare nella battaglia decisiva (Vita di Cesare, 45): "Lo scontro delle fanterie avvenne dunque al centro, e mentre continuava la battaglia, alla sinistra, i cavalieri di Pompeo si muovevano con impeto spiegando gli squadroni per accerchiare l'ala destra dei Cesariani; ma prima che si lanciassero all'assalto, ecco che corrono fuori le coorti di Cesare, non però servendosi, come erano solite, dei giavellotti da lanciare da lontano, né cercando di colpire da vicino la coscia o il polpaccio dei nemici, ma mirando agli occhi e cercando di colpire il volto, per ordine di Cesare che riteneva che uomini senza tanta esperienza di guerra o di ferite, giovani, fieri della loro bellezza e giovinezza, avrebbero avuto paura soprattutto di questi colpi e non avrebbero resistito, atterriti dal pericolo presente oltre che dalla prospettiva di uno sfregio permanente. Accadde proprio così: essi infatti non resistevano di fronte alle lance puntate in alto, né tolleravano di vedere dinnanzi a loro il ferro, ma si voltavano e si coprivano la testa per proteggere il volto; alla fine in gran confusione si volsero in fuga producendo vergognosamente una rovina generale."

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