Gregorio XIII |
Molti storici moderni attribuiscono la realizzazione
dell'Acqua Felice a Sisto V (Felice Peretti, 1585-1590), tuttavia, il progetto
era già stato studiato e preparato da Gregorio XIII (Ugo
Buoncompagni, 1572-1585), come riportano gli atti della Congregatio cardinalitia del 26 maggio 1583. Il conflitto tra Goti e Bizantini (535-553) aveva pesantemente penalizzato gli abitanti di Roma. La maggior parte degli acquedotti
era stata messa fuori uso, provocando l'abbandono dei famosi sette colli e il conseguente popolamento dell'area del Campo Marzio, in prossimità del fiume. Dopo mille anni passati a bere acqua di fiume e di
pozzo i romani tornarono a dissetarsi con acqua di sorgente grazie all'acquedotto Vergine, finalmente restaurato e riallacciato alle antiche sorgenti (1570). Ben presto ci si rese conto che la domanda era maggiore dell'offerta, perciò
si cominciò a studiare la soluzione del problema.
Fabretti 1680 |
I tecnici di papa Gregorio
XIII decisero di aumentare l'offerta idrica utilizzando le sorgenti dell'antico
acquedotto Alessandrino (in località Pantano dei Grifi), realizzato all'epoca
dell'imperatore Alessandro Severo (222-235) per alimentare le vecchie terme neroniane
del Campo Marzio. Nel progetto di Gregorio XIII il castellum terminale del nuovo acquedotto
avrebbe dovuto essere collocato nella zona di Termini, da dove sarebbero partiti i
condotti per alimentare i quartieri Quirinale, Monti, Celio, Campo Vaccino e
Campidoglio. Erano già state studiate le quote del terreno in prossimità della basilica
di S. Maria degli Angeli, dove l'acqua sarebbe dovuta arrivare su archi alti poco più di 3 metri. Subito dopo la riunione del 1583 la Camera Apostolica informò
il Comune di Roma che per lo sviluppo del progetto sarebbe stato necessario l'acquisto
di 100 once d'acqua (al prezzo di 500 scudi l'oncia, cioè 50.000 scudi) e la
costruzione, a proprie spese, di un determinato numero di fontane.
Etienne Duperac 1577 |
Fu soltanto il desiderio di fornire acqua ai romani
che spinse Gregorio XIII a portare avanti il suo progetto? Per quale motivo il
papa aveva scelto la zona di Termini come punto d'arrivo del suo acquedotto? Era abitudine dei pontefici trascorrere il periodo
estivo in un luogo diverso dai palazzi vaticani, come aveva fatto ad esempio
Paolo III, trasferendosi a palazzo S. Marco (palazzo Venezia). Anche Gregorio
XIII passò qualche estate a palazzo S. Marco, finché non scoprì la villa del
cardinale Oliviero Carafa, sul Quirinale; questa doveva essere veramente particolare perché la Camera Apostolica la acquistò nel maggio 1583.
Secondo lo scrittore Girolamo Ferrucci (Antichità
di Roma, 1588) la nuova residenza sul Quirinale era apprezzata per "l'aria e l'amenità del luogo",
infatti, doveva servire a "schivare
gli estivi caldi del Vaticano". Gregorio XIII non riuscì a vedere il suo progetto compiuto perché morì il 10 aprile del 1585, mentre la villa del cardinale Carafa, oggetto di numerose trasformazioni, è divenuta l'attuale Palazzo del Quirinale.
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