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La Basilica di Massenzio nel Plastico di Italo Gismondi (MCR) |
All’inizio del IV secolo d.C. l’imperatore Massenzio (306-312) fece costruire sulla
collina Velia un’enorme basilica. La costruzione venne ultimata all’epoca
dell’imperatore Costantino
(306-337). Le tre enormi volte a crociera della navata centrale dell’edificio
erano sorrette da otto colonne in
marmo proconnesio alte 14,5 metri.
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L'affresco del Sodoma realizzato nella villa di Agostino Chigi alla Lungara (foto Marco Gradozzi) |
Nel
1517 il pittore Giovanni Antonio
Bazzi, detto il Sodoma, raffigurò le rovine della basilica di Massenzio in un famoso affresco visibile nella Farnesina, la residenza romana di Agostino Chigi; il disegno è molto
interessante perché mostra ancora intatte due delle otto colonne marmoree. Pochi
anni dopo (1536) il giurista tedesco Johann
Fichard visitò i resti della basilica, notando che «soltanto una resta
ancora eretta».
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L'aspetto della Basilica alla fine del Cinquecento (Pierre Mortier) |
L’osservazione di Fichard fu confermata nel 1556 dall’erudito Ulisse Aldrovandi, che descrivendo le rovine della basilica
menzionò «una grossissima colonna istoriata». Nel 1589, all’epoca di Sisto V
(1585-1590), comparve su un Avviso di
Roma la notizia di un progetto per collocare la colonna superstite della
basilica di Massenzio di fronte alla chiesa di S. Maria degli Angeli, sormontata
da una statua della Vergine. Nell’agosto 1613
il pontefice Paolo V Borghese (1605-1621)
mise in pratica il progetto di Sisto V, cambiando però la destinazione finale.
L’architetto Carlo Maderno (1556-1629) ricevette
l’incarico di prelevare dalla basilica di Massenzio la colonna, che fu
innalzata sul colle Esquilino, di fronte alla basilica
di S. Maria Maggiore.
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La colonna in piazza di S. Maria Maggiore (foto Marco Gradozzi) |
Sopra la colonna venne collocata una statua in bronzo
della Vergine, rappresentata mentre tiene in braccio il Figlio (scultura di Guglielmo Barthélot, fusione di Domenico
Ferreri). Il basamento che sorregge la colonna fu decorato con due draghi
e due aquile in bronzo (realizzate da Giacomo Laurenziano), simboli araldici della famiglia Borghese.
Il bronzo utilizzato per le sculture venne fornito dalla Camera Apostolica, che per l’occasione recuperò sia alcuni vecchi cannoni di Castel S. Angelo sia
i piccoli cancelli creati per
proteggere la Pigna situata nell’atrio della vecchia basilica di S.
Pietro. È piuttosto singolare l’iscrizione incisa sul lato del basamento rivolto a est (cioè verso la Stazione Termini), infatti, nel testo dettato da
Paolo V la colonna parla in prima persona e dice: «Un tempo, per comando
di Cesare io sostenevo, afflitta, l’impuro tempio di un falso dio; ora,
sorreggendo lieta la madre del vero Dio, parlerò nei secoli di te, o Paolo». La
realizzazione del monumento avvenne nel 1613/1615.
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La lapide che copre la tomba di Carlo Maderno nella chiesa di S. Giovanni dei Fiorentini (foto Marco Gradozzi) |
Per il Maderno
l’innalzamento della colonna dovette essere piuttosto importante perché, essendo ancora
in vita, lo ricordò nella sua epigrafe funebre (S. Giovanni dei Fiorentini in via Giulia);
infatti, dopo aver citato sia lo zio Domenico Fontana sia il completamento
della basilica vaticana, aggiunse di «avere eretto, trasportandola dal Tempio
della Pace (la basilica di Massenzio), una colonna dinanzi la basilica
liberiana sull’Esquilino, sovrapponendole una statua della Vergine Madre di
Dio». Carlo Maderno progettò anche la fontana addossata al basamento,
originariamente decorata con aquile e draghi in travertino.
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