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Fig. 1 - La fontana dell'Acqua Felice in un'incisione di Piranesi. |
Nel 1590 l’architetto Domenico
Fontana descrisse in una sua pubblicazione (Transportatione I) la fontana
dell’Acqua Felice (1587), da lui disegnata per Sisto V, collocata all'angolo con la Strada Pia (fig. 1): “è
tutta di travertino con quattro colonne di marmo, al piede delle quali sono
messi quattro leoni antichi che gettano acqua per bocca; due di loro sono di
porfido bigio pietra durissima, che somiglia al granito orientale, ma è molto
più dura, e si sono levati dinanzi al Pantheon … gli altri due sono di marmo
statuario, e stavano di qua e di là della porta di S. Giovanni in Laterano.”
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Fig. 2 - Lo stemma di Sisto V e della famiglia Peretti. |
Perché
il papa scelse di decorare le vasche della fontana con quattro leoni? Innanzitutto
perché il leone era rappresentato nello stemma familiare (fig. 2), inoltre, bisogna
sempre ricordare che Sisto V era afflitto da un grande complesso di inferiorità
verso il suo predecessore, l’erudito Gregorio XIII (1572-1585), che lo aveva di
fatto emarginato dalla corte papale. Nei
cinque anni del suo pontificato Sisto V (1585-1590) cercò in tutti i modi di farsi
notare, esibendo una villa enorme (Villa Montalto), spostando obelischi come
fuscelli, demolendo monumenti antichi per realizzare fontane (Septizonio);
cercò perfino di far rimuovere (senza riuscirci) da piazza del Popolo la fontana
di Giacomo Della Porta (fig. 3), fatta costruire – per l’appunto - da Gregorio XIII (per ironia della sorte il
rancoroso progetto di Sisto V fu poi realizzato nel 1823, quando Valadier
sostituì la fontana di Gregorio XIII con un’altra, decorata con i quattro leoni
tanto cari a papa Peretti).
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Fig. 3 - La fontana di piazza del Popolo realizzata da Giacomo Della Porta; attualmente è in piazza Nicosia (Falda). |
Tornando ai leoni dell’Acqua Felice, quelli in
porfido bigio scuro, antichissimi (IV secolo a.C.), provenivano dall’Iseo Campense, da dove
furono spostati, forse nell’Alto Medioevo, per essere trasportati di fronte
all’ingresso del Pantheon (fig. 4). Tale spostamento fu determinato sia dall'abitudine - tutta medievale - di “proteggere” l’ingresso della chiesa con una coppia di leoni
(nel VII secolo il Pantheon era stato adattato al culto cristiano e trasformato
nella chiesa di S. Maria ad Martyres) sia dal desiderio di abbellire il luogo
con una piccola collezione d’arte (insieme ai due leoni sono visibili nel
disegno due vasche provenienti dalle vicine terme).
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Fig. 4 - I leoni di fronte al Pantheon in un disegno del XV secolo. |
All'inizio del XIII secolo l’inglese
magister Gregorius, descrivendo la piazza di fronte al Pantheon (De mirabilibus
urbis Romae), raccontò come i leoni stessero insieme a “vasi ed altre statue
della medesima pietra”; lì restarono (in pace) fino al 1587, quando Sisto V li
utilizzò per la sua Mostra. Nel 1839 papa Gregorio XVI li tolse dalla fontana per
collocarli in Vaticano, nel nuovo Museo Gregoriano Egizio (fig. 5). Al loro
posto furono inserite delle copie. Gli altri due leoni della fontana,
quelli in “marmo statuario” (di fattura medievale), furono prelevati dall'ingresso laterale della basilica di S. Giovanni in Laterano.
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Fig. 5 - Uno dei leoni del Pantheon, oggi nel Museo Gregoriano Egizio. (foto Marco Gradozzi) |
Nel 1839 Gregorio XVI sostituì
anche loro, trasferendoli nel palazzo del Quirinale, dove rimasero sicuramente
fino al 1911. La loro ubicazione attuale non è certa ma è possibile che siano
quelli attualmente custoditi a Villa Borghese, nel deposito sotterraneo del Museo
Pietro Canonica (fig. 7).
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Fig. 6 - I leoni di S. Giovanni in Laterano, oggi nei sotterranei del Museo Pietro Canonica. |
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